giovedì 28 aprile 2011

La situazione di pace nel Mediterraneo: influenze che dal Pakistan arrivano fino all’Egitto

Quando si analizzano le situazioni di proteste violente della popolazione contro le forze dell’ordine dei regimi in Medio Oriente, non bisogna dimenticare le influenze che i paesi mediorientali ricevono da altre regioni. Per questo la Fondazione Salvemini creata dall’imprenditore e editore Renato D’andria si occupa del dialogo tra i Paesi rivieraschi del Bacino Mediterraneo con parallela attenzione verso i paesi del Mar Caspio. Più ad Est di questo mare su cui si affaccia anche l’Iran, oltre il Kazakstan, la situazione del Pakistan e dell’Afghanistan lancia dei segnali preoccupanti verso l’attuale ridefinizione del potere nei paesi mediorientali arabo-musulmani che si affacciano sul Bacino Mediterraneo.

Il Pakistan ha raddoppiato il suo arsenale nucleare senza che la diplomazia internazionale ponga opposizioni. La tensione sulla corsa al nucleare continua mentre ogni tentativo internazionale di ridurre le armi atomiche finisce sempre con l’accusa contro l’arsenale nucleare, mai dichiarato ufficialmente, del minuscolo Stato d’Israele, iperarmato, che vive come un’isoletta circondata da nemici che hanno da un secolo cercato di annientarlo. E’ comunemente risaputo che Israele detiene qualche centinaia di testate nucleari come deterrente per non essere eliminato dalla carta geografica. Siccome Israele ha quest’arma tutti i suoi accusatori sono legittimati ad ottenerla. E solo se Israele la elimina tutti gli altri stati la elimineranno.


La cosa più paradossale è che la crescita del nucleare pachistano si realizza mentre l’economia del paese va sempre peggio, il suo governo è sempre più barcollante e larghe porzioni del paese sono controllate dai talebani. Il Pakistan riceve più aiuti dagli Stati Uniti che qualsiasi altro paese... forse più d’Israele. La critica più acuta a questi aiuti asserisce che una parte dei suoi fondi vada al progetto nucleare, poichè non vi sarebbe nessun’altra spiegazione per lo stato effettivo di bancarotta dello Stato.


Questo stato delle cose sembra ancora più assurdo quando vari segmenti del governo e dell’establishment militare aderiscono ad una linea anti-americana, e mantengono delle relazioni strette con Al-Qaida e coi Talebani. Il grande nemico di questo establishment è Israele, massima espressione del nemico infedele occidentale. La situazione è preoccupante perchè, data la miopia del presidente Obama, il Pakistan è l’esempio di ciò che possono diventare i prossimi regimi mediorientali in mano al subbuglio popolare. Le masse guidate da lobby di pensiero che strumentalizzano la religione dell’Islam può portare i regimi di Egitto, Tunisia ecc. all’ottenimento di armi di distruzione di massa, a governi centrali che non controllano la situazione della sicurezza e l’applicazione della legge in varie parti del paese, all’impoverimento per mancanza di organizzazione dell’economia statale, alla radicalizzazione della popolazione verso regimi militari pro-islamici con tendenze religiose aggressive e apocalittiche (come l’Iran). In effetti il controllo dei Talebani e di al-Qaida da un quarto a un terzo del territorio pakistano e il loro sostegno popolare nel paese è qualcosa di sconvolgente. Le masse popolari che vogliono far ascoltare la propria voce diventano poi le vittime dei leaders e dei regimi che sono succeduti a quelli che queste masse popolari hanno sollevato. Il problema quindi risiede nella mentalità dominante e in come essa viene incanalata da chi comanda.


L’amministrazione di Obama che comanda la nazione leader dell’occidente non ha una strategia chiara per risolvere questa piaga dilagante che rischia di attecchire in tutto il Medio Oriente dall’Afganistan e Pakistan fino al Mediterraneo. Dalla guerra contro il terrorismo di ispirazione islamica iniziata da Bush si è passati al timido “overseas contingency operation” (operazione di contingenza di oltremare).


Obama usa gli eufemismi più inesatti per descrivere pubblicamente il vero pericolo: i termini “jihad e terrorismo islamico” sono spariti dal linguaggio per essere sostituiti con “Islam radicale” che appare nei documenti ufficiali americani.


Le decisioni dell’amministrazione provengono dallo snaturare questa realtà e accettare il terrorismo organizzato islamico come qualcosa di solamente radicale.


Questa tendenza porterà presto un’amministrazione come quella di Obama ad accettare la sovranità di Hamas su Gaza e l’influenza della sua ideologia sottostante su tutto l’Egitto post-Mubarak. Evitare gli scontri porterà i nemici ad agire indisturbati per raggiungere la loro vendetta contro gli USA facendola pagare innanzitutto a Israele, suo ambasciatore nel Medio Oriente nonché cancro nel cuore dell’Umma Islamica.


Ci si domanda se in queste regioni democrazia significhi che il popolo accetti di seguire chi ha conquistato il potere con maggiore violenza instaurando un regime sempre più basato sui principi della sha’aria islamica (diritto islamico) che include l’oppressione sulle donne, la mancanza di libertà di coscienza, di espressione e di religione nonché la sottomissione delle minoranze allo stato inferiore di dhimmi.

Vedi l'intero articolo nel sito www.genesijournal.org


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